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  8 . La funzione storica dell'Illuminismo.
  
  Da:  F.  Diaz,  Politici  e  ideologi, in Storia  della  Letteratura
Italiana,  a  cura  di  E. Cecchi-N. Sapegno,  sesto,  Il  Settecento,
Garzanti, Milano, 1968
     
         La   vastissima  storiografia  sull'Illuminismo    stata  da
         sempre  accompagnata da valutazioni contrastanti  sulle  idee
         di  cui  esso  fu  portatore.  A partire  dall'Ottocento  gli
         storici di orientamento
         
         p 460 .
         
         conservatore hanno espresso considerazioni negative  sull'et
         dei  lumi  in  quanto responsabile di aver  formato  le  basi
         ideologiche della Rivoluzione francese; un recente  indirizzo
         storiografico  ha  ritenuto  di  individuare   nel   pensiero
         illuminista   pi  radicale  le  premesse  del  totalitarismo
         fascista  e comunista. Al di l delle valutazioni di  merito,
         dettate   spesso   pi   da  posizioni   politiche   che   da
         approfondimenti  storiografici,  non  si   pu   negare   che
         l'Illuminismo ha segnato una tappa fondamentale nella  storia
         della  societ,  come mostra nel seguente  passo  lo  storico
         italiano Furio Diaz.
         
Nel  suo razionalismo, nel suo spirito critico contro credenze cieche,
pregiudizi  tradizionali,  abusi  inveterati,  nella  sua  aspirazione
umanitaria a trasformare le condizioni di vita dei popoli, assicurando
loro  prosperit  e benessere, tutela della loro libert  e  dei  loro
diritti,  nella sua lotta contro il conformismo e l'oscurantismo,  per
il  trionfo dell'osservazione sperimentale e della scienza, nella  sua
ansia  di  eliminare  privilegi  e  ingiustizie,  il  movimento  delle
lumires  and ben oltre la prassi, le realizzazioni e gli  insuccessi
dell'assolutismo riformatore.
     Da   un   lato,   il  suo  universalismo,  il  suo   umanitarismo
cosmopolitico dette il definitivo tracollo alle pretese della  vecchia
ragion  di  stato  e critic ante litteram [riferito ai  nazionalismi,
intende dire prima ancora che il fenomeno si manifestasse con  i  suoi
caratteri  distintivi]  i furori dei futuri nazionalismi,  promuovendo
una  solidariet degli spiriti nell'adesione alle idee di progresso  e
di   rinnovamento  critico  e  razionale,  da  qualunque  parte   esse
pervenissero,  senza  riguardo  alle  suddivisioni  nazionali  e  agli
interessi  contingenti e particolaristici dei vari governi. La  grande
lotta   che  i  philosophes  ["filosofi",  appellativo  che  si  erano
attribuiti  gli illuminsiti francesi perch si sentivano portatori  di
un  moderno spirito filosofico] francesi sostennero fra gli anni 50  e
60  fu in prima linea appunto caratterizzata dalla rivendicazione  del
diritto  della ragione di trarre i suoi esempi di progresso da  realt
pi   progredite   della  francese,  quali  il  sistema   di   governo
dell'Inghilterra e le convinzioni filosofiche di Federico  secondo  di
Prussia,  entrambi  nemici  della  Francia  nella  guerra  dei   Sette
Anni. Proprio sul finire del conflitto, sar Voltaire a riassumere  il
senso  di  quella presa di posizione, scrivendo all'amico Damilaville:
"Che i birbanti di Parigi sappiano che il signor Pitt [William Pitt il
Vecchio, 1707-1778, importante uomo politico inglese] non avrebbe  mai
proibito  la  stampa  dell'Enciclopedia; che sappiano  che  la  nostra
nazione diviene sempre pi l'obbrobrio del genere umano".
     E  d'Alembert  ribadiva il valore ideologico  che  i  philosophes
avevano  dato alla guerra, fino a desiderare la sconfitta del  proprio
paese  e  dei  suoi alleati: "... se volete sapere  la  mia  scala  di
valori,  io  trovo che un filosofo vale pi che un re, un  re  che  un
ministro,  un  ministro  che  un  intendente,  un  intendente  che  un
consigliere  di  parlamento,  un consigliere  che  un  gesuita  ...  A
proposito poi del re di Prussia, eccolo l che nonostante tutto  resta
a  galla,  e  io  penso  proprio come voi, in qualit  di  francese  e
d'essere pensante, che questa  una gran fortuna per la Francia e  per
la  filosofia. Questi Austriaci sono dei cappuccini insolenti ... e io
vorrei   vederli   annientati  insieme  alla   superstizione   ch'essi
proteggono ...".
     D'altro lato, delle due anime che spesso sembrano combattersi  in
seno  alla  politica illuministica, e cio la fiducia, che prevale  in
alcuni  momenti  di Voltaire e sempre nei fisiocrati [esponenti  della
fisiocrazia,  una  dottrina  economica diffusasi  verso  la  met  del
Settecento,  secondo la quale nella societ esiste un ordine  naturale
analogo a quello che si trova nella natura fisica], nell'opera  di  un
monarca  assoluto  rischiarato  dalla  ragione,  e  la  rivendicazione
invece, in nome della ragione, dei diritti di libert individuale e di
partecipazione  dei  cittadini  al  potere,  contro  le  pretese   del
"dispotismo",  non si pu certo dire che sia la prima a  trionfare.  A
parte  la  teoria  della  democrazia diretta,  ancorata  alla  piccola
repubblica  ideale,  di  Rousseau,    Voltaire  stesso  che,  dopo  i
giovanili  entusiasmi  per  le  libert inglesi,  dopo  tante  singole
campagne  o sortite per la libert degli individui, nelle opere  della
avanzata  maturit  scioglie il nodo di tante  sue  contraddizioni  in
espressi inni alla libert, che " la legge fondamentale di
     
     p 461 .
     
     tutte  le  nazioni:  l'unica legge che non tollera prescrizioni,
perch   una legge di natura"; e gi il tradizionale imbarazzo  degli
illuministi  nella  scelta di un preciso programma  politico,  di  una
determinata  forma  di  governo  sembrava  in  lui  risolversi   nella
indicazione  di  un governo "liberale", non importa se repubblicano  o
monarchico:  "In una repubblica degna di questo nome,  la  libert  di
pubblicare i propri pensieri  un diritto naturale del cittadino.  Pu
servirsi della penna come della voce: non deve essere pi proibito  lo
scrivere  che  il  parlare; e i delitti commessi con la  penna  devono
essere puniti come i delitti commessi con la parola: tale legge    la
legge in Inghilterra, paese monarchico, ma dove tutti gli uomini  sono
pi liberi che altrove, perch sono pi illuminati".
     Finch,  dopo  gli articoli della Enciclopedia in favore  di  una
rappresentanza  nazionale,  proprio negli anni  in  cui  l'assolutismo
illuminato sembrava compiere la sua parabola nella brutale politica di
potenza attuata da Federico secondo e da Caterina secondo con la prima
spartizione della Polonia, Diderot getter in faccia alla zarina,  sua
amica e protettrice, e che per vari mesi l'aveva accolto a Pietroburgo
con  tutti  gli  onori,  il ripudio che, in  nome  della  libert,  il
pensiero  illuminista faceva degli infingimenti e delle doppiezze  dei
"despoti  riformatori": "Non c' alcun vero sovrano all'infuori  della
nazione; non pu esserci vero legislatore se non il popolo;  raro che
un popolo si sottometta sinceramente a leggi che gli s'impongono; egli
le amer, le rispetter, vi ubbidir, le difender come la sua propria
opera,  solo se ne  lui stesso autore ... Il secondo punto di cui  il
codice [il codice di leggi che Caterina aveva ostentato di voler fare]
deve  offrirmi  la decisione,  qual sorta di governo la  nazione  pu
scegliere.  L'imperatrice di Russia  certamente un  despota.  La  sua
intenzione    di  conservare il dispotismo  e  trasmetterlo  ai  suoi
successori, o invece di rinunciarvi? Se ella conserva per s e  per  i
suoi  successori il dispotismo, faccia il suo codice come le  piacer,
non avr niente a che fare col voto della sua nazione. Se vi rinunzia,
che questa rinunzia sia formale ...".
     Oscillazioni  e  incertezze,  tatticismi  e  impennate,  speranze
perdute  e  testi rimasti inediti: sono spesso i tratti dell'evolversi
difficile  e  tormentato  del  pensiero politico  delle  lumires.  Ma
poich,  corrispondendo  alle esigenze  di  sviluppo  economico  e  di
riscatto  politico di ampi ceti sociali, al bisogno di  libert  della
coltura e del commercio dei prodotti agricoli, alla incipiente  spinta
della  "rivoluzione  industriale", pubblicate  o  no  queste  idee  si
diffusero  nelle  lites pensanti di tutta Europa  investendo  ora  di
consensi ora di critiche l'opera dei governanti,  ad esse che bisogna
rifarsi  per  ripercorrere il cammino che il pensiero illuministico  e
riformatore compi anche in Italia.
